fbpx

Tasty Networking: 4 motivi per cui una fetta di pizza è meglio di un biglietto da visita

Mar 28, 2018 | lead generation, networking, produttività | 0 commenti

Togliamoci dalla testa la classica situazione in cui, provvisti di abito formale ed elevator pitch, ci aggiriamo incerti offrendo il nostro biglietto da visita come una pizzetta su un vassoio. Anzi, salviamo la pizzetta: parliamo di Tasty Networking e cibo.

Trovare nuovi collaboratori? Nuovi clienti? Nuove idee? La parola chiave è Networking, ossia l’insieme delle azioni e delle competenze che ci permettono di allargare la nostra rete di contatti.

Quando ci presentiamo a qualcuno quello che consegnamo all’interlocutore è in effetti un’impressione di noi. Già, la fantomatica prima impressione: il primo tassello su cui costruiremo la reputazione del nostro lavoro, del nostro brand, della nostra professionalità non è un numero di telefono, un portfolio delle nostre opere o un esempio ben fatto dei nostri prodotti, ma il modo in cui ci mostriamo nell’incontro con il potenziale cliente, collaboratore, fornitore.

Togliamoci dalla testa la classica situazione in cui, provvisti di abito formale e elevator pitch, ci aggireremo incerti proponendo il nostro contatto e offrendo il nostro biglietto da visita come una pizzetta su un vassoio. Anzi, salviamo la pizzetta: parliamo di Networking e cibo.

Il momento del Networking è delicato e richiede che attorno ad esso venga costruita una situazione in cui sia possibile sentirsi rilassati e sufficientemente “al sicuro”: solo così riusciremo a mostrare il meglio di noi e ad instaurare relazioni in maniera sincera, onesta e autentica. Il modo più efficace per ottenere questo risultato è permettere alle persone di sentirsi alla pari tra loro, pronte alla collaborazione.

Quale metafora migliore, per quanto abbiamo descritto, di una tavola a cui sedersi dividendo lo stesso cibo? Secondo diversi studi antropologici e sociologici (condotti ad esempio da Le Play, Durkheim, Spencer, Simmel e nel contemporaneo da Simone Tosi, il cui lavoro ci ha dato lo spunto per questo articolo) la socializzazione basata sulla commensalità gode di alcune caratteristiche estremamente positive: vediamole insieme.

Il modo più efficace per facilitare il networking è permettere alle persone di sentirsi alla pari tra loro, pronte alla collaborazione.

1.

Già nel regno animale, ad esempio tra gli scimpanzé, la condivisione del cibo è legata al senso di appartenenza e alla definizione di legami anche tra non consanguinei: dividere il cibo significa trovarsi sullo stesso piano, in una situazione di reciprocità legata proprio al passarsi il cibo e a dividerlo tra noi.

La percezione di reciprocità costituisce la base della conversazione, la quale, ovviamente, è lo strumento principale del networking.

 

2.

Il pasto condiviso svolge anche la funzione di conversation starter, va insomma a sostituire le “chiacchiere sul tempo” costituendo un argomento su cui tutti possiamo avere una semplice opinione davvero personale senza particolare sforzo e senza dover entrare in dettagli che non siamo (ancora) disposti a condividere.

 

3.

Questa stesso aspetto di semplicità può però costituire un ostacolo: il legame creatosi attorno alla tavola, per forza di cose ad un livello superficiale, può facilmente concludersi ed evaporare tanto in fretta quanto velocemente è stato costituito. Serviranno quindi strumenti adeguati a permettere e facilitare il prolungamento della conversazione oltre il momento iniziale: ulteriori eventi, contatti di follow-up organizzati e strutturati in modo da non essere invasivi, un uso oculato dei social con la condivisione dei feedback e dei materiali ottenuti durante l’evento (qualche foto non fa mai male).

 

4.

Non dobbiamo comunque scordare che la forza sociale della commensalità si applica ad ogni livello delle relazioni: che si tratti di semplice intrattenimento, della conoscenza di persone nuove o della possibilità di rafforzare legami già esistenti la condivisione del cibo agirà da facilitatrice in ogni caso.

Senza considerare che un buffet con free food è già di per sé una buona motivazione per partecipare ad un evento.

Dividere il cibo significa trovarsi sullo stesso piano, in una situazione di reciprocità.