Le 4 reali differenze tra Inbound e Outbound Marketing

Nov 27, 2017 | digital marketing, inbound, marketing | 0 commenti

Chiunque abbia una qualche sorta di attività (o un qualche prodotto da proporre) prima o poi dovrà fare i conti con il mondo del marketing, andando ad utilizzare (prevalentemente) tecniche di Inbound o Outbound Marketing.

L’Outbound Marketing (anche conosciuto come Interruptive Marketing) viene largamente utilizzato da molte delle più grandi compagnie del mondo, e si basa sul presentare informazioni e prodotti al consumatore anche se quest’ultimo non lo richiede. Basti pensare alle pubblicità in televisione, alla radio, per via telefonica o sui giornali.

L’Inbound Marketing invece, ha un approccio molto diverso, poiché tende a ricercare un tipo di clientela specifica, fornendogli contenuti mirati (e spesso gratuiti) che porteranno l’utente alla fidelizzazione e all’acquisto nel momento in cui si rende conto di aver bisogno del prodotto che gli è stato proposto.

Ma quali sono le vere differenze tra queste due particolari strategie?

Scopriamole!

L’Outbound Marketing richiede dei costi di gestione molto elevati.

professionisti_IT Il costo

Uno dei più importanti fattori di discriminazione tra queste due tipologie di marketing è sicuramente l’apporto monetario.

L’Outbound Marketing richiede dei costi di gestione molto elevati, e spesso (se non strutturato in maniera adeguata e in periodi specifici) porta a giganteschi buchi nell’acqua. Questo tipo di approccio funziona solo in maniera molto massiva, poiché fornisce un alto grado di consapevolezza del prodotto che si propone.

L’Inbound Marketing d’altro canto ha dei costi molto inferiori rispetto alla sua controparte, e richiede soltanto una buona dose di creatività e lo studio dei propri clienti (buyer persona), in modo da fornire loro sempre i contenuti di cui hanno bisogno.

 

professionisti_IT L’invasività

L’Outbound Marketing mira ad essere presente a tappeto, in tutti i tipi di mezzi di comunicazione possibili anche quando non è richiesto. Questo metodo così invasivo serve a rendere il potenziale cliente conscio dell’esistenza di un eventuale prodotto o offerta, ma rischia di essere recepito in maniera negativa se non strutturato a dovere.

L’Inbound Marketing fa in modo che sia il cliente ad avvicinarsi al marchio, e non il contrario. In questo modo il potenziale cliente sarà molto più portato all’acquisto, conscio che quella determinata tipologia di prodotto serva davvero a soddisfare i suoi problemi o i suoi bisogni.

 

professionisti_IT L’incentivazione

Le tecniche Outbound incentivano all’acquisto con sconti, offerte speciali o manovre similari, spingendo il potenziale cliente ad approfittare di un eventuale opportunità che non si ripresenterà o mirando a enfatizzare l’esclusività o la novità di un nuovo prodotto appena messo sul mercato, come ad esempio un cellulare o un televisore.

La metodologia Inbound mira all’acquisizione in maniera più lenta e graduale, fornendo contenuti gratuiti sotto forma di articoli, video o e-book legati agli argomenti di interesse dell’utente, portandolo lentamente all’acquisto.

 

professionisti_IT L’approccio social

Nelle pagine dedicate all’azienda (su Facebook, Twitter o Instagram) l’ottica Outbound si limita a pubblicare novità inerenti al prodotto, nuove pubblicità o eventuali concorsi, curandosi poco di eventuali commenti o feedback.

Al contrario, l’approccio Inbound condivide contenuti anche non strettamente legati al proprio prodotto, condividendo post o materiale didattico o informativo votato all’acquisizione di nuove informazioni.

L’Inbound Marketing fa in modo che sia il cliente ad avvicinarsi al marchio, e non il contrario.

In sintesi, l’approccio Outbound è redditizio in ottica massiva ma costoso, mentre l’approccio Inbound è alla portata anche di piccole aziende, start-up o giovani imprenditori, ma richiede un apporto continuo, uno studio delle sue metodologie e una grande creatività.

Le 4 reali differenze tra Inbound e Outbound Marketing

Nov 27, 2017 | digital marketing, inbound, marketing | 0 commenti

Chiunque abbia una qualche sorta di attività (o un qualche prodotto da proporre) prima o poi dovrà fare i conti con il mondo del marketing, andando ad utilizzare (prevalentemente) tecniche di inbound o outbound marketing.

L’outbound marketing (anche conosciuto come interruptive marketing) viene largamente utilizzato da molte delle più grandi compagnie del mondo, e si basa sul presentare informazioni e prodotti al consumatore anche se quest’ultimo non lo richiede. Basti pensare alle pubblicità in televisione, alla radio, per via telefonica o sui giornali.

L’inbound marketing invece, ha un approccio molto diverso, poiché tende a ricercare un tipo di clientela specifica, fornendogli contenuti mirati (e spesso gratuiti)  che porteranno l’utente alla fidelizzazione e all’acquisto nel momento in cui si rende conto di aver bisogno del prodotto che gli è stato proposto.

Ma quali sono le vere differenze tra queste due particolari strategie?

Andiamo a scoprirle!

Le 4 reali differenze tra inbound e outbound marketing:

1. Il costo

Uno dei più importanti fattori di discriminazione tra queste due tipologie di marketing è sicuramente l’apporto monetario.

L’outbound marketing richiede dei costi di gestione molto elevati, e spesso (se non strutturato in maniera adeguata e in periodi specifici) porta a giganteschi buchi nell’acqua. Questo tipo di approccio funziona solo in maniera molto massiva, poiché fornisce un alto grado di consapevolezza del prodotto che si propone.

L’inbound marketing d’altro canto ha dei costi molto inferiori rispetto alla sua controparte, e richiede soltanto una buona dose di creatività e lo studio dei propri clienti (persona), in modo da fornire loro sempre i contenuti di cui hanno bisogno.

2. L’invasività

L’outbound marketing mira ad essere presente a tappeto, in tutti i tipi di mezzi di comunicazione possibili anche quando non è richiesto. Questo metodo così invasivo serve a rendere il potenziale cliente conscio dell’esistenza di un eventuale prodotto o offerta, ma rischia di essere recepito in maniera negativa se non strutturato a dovere.

L’inbound marketing fa in modo che sia il cliente ad avvicinarsi al marchio, e non il contrario. In questo modo il potenziale cliente sarà molto più portato all’acquisto, conscio che quella determinata tipologia di prodotto serva davvero a soddisfare i suoi problemi o i suoi bisogni.

 

3. L’incentivazione

Le tecniche outbound incentivano all’acquisto con sconti, offerte speciali o manovre similari, spingendo il potenziale cliente ad approfittare di un eventuale opportunità che non si ripresenterà o mirando a enfatizzare l’esclusività o la novità di un nuovo prodotto appena messo sul mercato, come ad esempio un cellulare o un televisore.

La metodologia inbound mira all’acquisizione in maniera più lenta e graduale, fornendo contenuti gratuiti sotto forma di video, e-book o articoli su internet legati agli argomenti di interesse dell’utente, portandolo lentamente all’acquisto.

 

4. L’approccio social

Nelle pagine dedicate all’azienda (su facebook, twitter o instagram) l’ottica outbound si limita a pubblicare novità inerenti al prodotto, nuove pubblicità o eventuali concorsi, curandosi poco di eventuali commenti o feedback.

Al contrario, l’approccio inbound condivide moltissimi contenuti anche non strettamente legati al proprio prodotto, condividendo post o materiale didattico o informativo votato all’acquisizione di nuove informazioni.

In sintesi, l’approccio outbound è redditizio in ottica massiva ma costoso, mentre l’approccio inbound è alla portata anche di piccole aziende, start-up o giovani imprenditori, ma richiede un apporto continuo, uno studio delle sue metodologie e una grande creatività.